era una trasmissione di musica chiamiamola "emergente"
[fa più figo "indie", vero?] e ora... è uno spazio auto-gestito di riflessioni [spesso deliranti] facendo tesoro di quanto ho potuto imparare [e disimparare] durante quella fantastica esperienza
Prendi un libro di Charles Dickens dalla libreria.
Togli la polvere (è tanto che non lo leggi, e forse non l’hai mai fatto, perché è “troppo triste”).
Lo apri e chiudi gli occhi…
Passeggi sotto una dolorosa pioggia fredda tra le vie deserte della città.
E il vento. Sulle pareti i manifesti strappati di spettacoli “mirabolanti”.
È lì che incontri il cappellaio matto (il maestro Vinicio Capossela), unico essere colorato nella scenografia in grigio e nero (con effetto seppia).
Si apra il sipario di velluto rosso…
Il maestro-cappellaio matto si siede al piano, poi si alza in piedi imbracciando una chitarra, poi di nuovo seduto. Riempie con sapienza e morbidezza il piccolo palco vestito a festa, incorniciato dai suoi eleganti musicisti-acrobati e “straziato” dalle goffe movenze alcolizzate del mago-pignatta umana.
Il maestro omaggia con reverenza i suoi maestri, scalda il pubblico e l’aria, come il suo vino preferito: rosso, corposo e profumato.
Si traveste, cambia i suoi “magici” cappelli come la notte-donna cambia di umore, e trasforma la pioggia in neve… calda su di noi, qui fuori dal Corallo, nella notte di capodanno. Night(mare) after Christmas.
Ti costringe a vivere le sue canzoni, entrarci, seguirlo da un buco all’altro. Da un decennio all’altro.
Ti fa infilare una camicia a quadretti, il pettine nel taschino, appoggia la puntina sul disco, mette il grammofono sui sedili posteriori della cabriolet che scivola via.
Accende un’altra sigaretta...
Agli angoli delle strade, dietro le finestre e i cespugli, sotto i tombini, nella buca dell’orchestra, spuntano sempre i baffi del gatto-aiutante magico, che arrangia, soffia, suona, arricchisce, impreziosisce…
È quasi mattina e vi fermate al bordo della statale, sotto un platano. Lui tira fuori un sacco a pelo dal baule della macchina, utilissimo quando ti perdi nella nebbia, quando anche la terza bottiglia è finita e le parole iniziano a confondersi.
Il maestro, con il suo sorriso dolce e benevolo, bacia la civetta ed estrae un cassetto dal comò, grande come un letto, più grande, sempre più grande. Non puoi resistere: ti devi tuffare nei colori morbidi, il profumo di Marsiglia, e danzare, saltare, ma lentamente, con gli occhi semichiusi, immergendoti nell’arte dei suoi sogni.
Che musica, maestro!
Nota: mensione speciale per due suoi musicisti: Alessandro "Asso" Stefana, nella parte di uno dei musicisti-acrobati sul palco (chitarra e produzione, anche con Marco Parente, GoodMorningBoy, Paolo Benvegnù) e Enrico Gabrielli, nella parte del gatto-aiutante (fiati, tastiere e arraggiamenti vari, anche con Afterhours, Mariposa, Marco Parente, Morgan)