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martedì, 11 dicembre 2007

Rivoluzione (CONTRO)industriale - PART 2



Di seguito riporto l'intervista rilasciata da Thom Yorke a Repubblica.it, in cui ribadisce il successo del progetto inRainbows come sistema alternativo a quello delle Major.

Tanto per smentire le voci uscite poco prima (7 novembre, corriere.it) in cui si arrivava a parlare di "risultato deprimente"
http://www.corriere.it/spettacoli/07_novembre_07/marchetti_radiohead.shtml

chi avrà ragione??? io punto sui Radiohead!

(a proposito: la data del 18 giugno 2008 a Milano è già SOLD OUT. a grande richiesta ne è stata aggiunta una, sempre a Milano, il 17)

[...]

"Ma non è vera la notizia secondo la quale il 70% non ha pagato", protesta Thom "I dati li conosciamo solo noi. La prima settimana ci sono stati 1,2 milioni di download, a una media di 6 euro ognuno (circa il 50% ha pagato zero). Hanno detto che è stata una scelta radicale, ma date le circostanze era l'unica possibile. Quando hai finito di registrare un disco, se vuoi farlo arrivare subito all'ascoltatore, non hai altro mezzo che la rete. È un esperimento che i Radiohead si sono trovati in condizione di fare per una serie di circostanze fortunate. Tre in particolare: la scadenza del contratto discografico, il privilegio di avere uno zoccolo duro che li conosce e li apprezza, il fatto che la maggior parte dei loro fan ha familiarità con Internet".

La vostra decisione ha scatenato un putiferio. Qual era il vostro scopo?
"Dimostrare che non c'è bisogno di tutte queste infrastrutture per far arrivare la musica alla gente. Il processo industriale serve solo a sottrarre guadagni agli artisti e a rendere il disco sempre più costoso. Un tempo l'industria lavorava per far conoscere i giovani artisti, oggi invece le major tendono a eliminare chi non ha un riscontro commerciale immediato. Poco importa il talento, gli artisti vengono continuamente mortificati, umiliati".

Prima si diceva: l'industria sta uccidendo la musica. Oggi la stessa accusa è rivolta ai Radiohead.
"Nessuno sarà mai in grado di uccidere la buona musica, che troverà sempre un canale, magari sotterraneo, per esprimersi. Ma certamente il lungo processo che precede la pubblicazione di un disco, la politica che ci gira intorno e l'ego di alcuni artisti non giovano alla riuscita - artistica ed economica - del prodotto. Per questo, dalla nostra posizione privilegiata, non ce la siamo sentita di confrontarci di nuovo con l'industria".

Non deve essere stato facile farlo per quindici anni e sei album.
"A essere del tutto onesto, con la Emi non abbiamo mai avuto grossi problemi. Ci hanno sempre lasciato ampia libertà. Il nostro non è un gesto contro le persone con cui abbiamo lavorato, ma contro un sistema di acquisti e fusioni che ha portato alla creazione di queste maledette multinazionali. E nessuno si è preoccupato di venirci a raccontare quel che è successo, come se la cosa non riguardasse anche noi. Non siamo fottute scatole di biscotti!".

Ora è tutto sulle vostre spalle, il peso della creatività e quello del marketing.
"Le sembrerà sacrilego, ma io il marketing lo trovo quasi affascinante. Le questioni pubblicitarie sono di per sé così odiose che cercare di risolverle in maniera creativa è una sfida per un artista. Se riesci a non farti mettere soggezione dalla parola - marketing, bruttissima - puoi fregartene delle loro regole, e il gioco diventa divertente. Tutte quelle piccole pazzie che si possono cucire intorno alle canzoni, come il testo di Paranoid android scritto su un gigantesco poster".

Coerenza e onestà, prima di tutto. È questo il motivo per cui ha detto di no a McCartney?
"Paul mi ha chiesto di suonare il piano in una delle sue canzoni, ma non sono in grado di farlo, io so solo strimpellare. È stata sua figlia Stella, che è una nostra fan, a insistere: "Dai papà, chiamalo..."".

Ha mai rimpianto di non essere un protagonista de periodo aureo del rock, fine anni 60 primi anni 70, quando l'industria tollerava l'incoscienza degli artisti pur di non limitarne la creatività?
"È un'idea romantica, affascinante, ma ognuno è figlio del suo tempo. Al contrario di tanti musicisti dell'epoca, che sono stati letteralmente frodati dalle case discografiche, noi siamo entrati nel music business in maniera consapevole. Per questo ci teniamo stretta la nostra musica e siamo arrivati a questo punto prima di altri".


link dell'articolo
: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/sfida-radiohead/sfida-radiohead/sfida-radiohead.html
 
postato da: djgab0 alle ore 13:59 | link | commenti (2)
categorie: music, discografia, repubblica, radiohead, corriere, thom yorke, in rainbows
giovedì, 18 ottobre 2007

Alla [RADIO] TESTA di un'altra RIVOLUZIONE
[molto prima degli altri]


[PLAY…]

Svegliato da due schiaffi in faccia: un inaspettato sole invernale entra dalla finestra e lo butta giù dal letto. È un risveglio brusco, ma inspiegabilmente piacevole. Lo sprona ad attivarsi, a muoversi in modo irregolare, a camminare (15 Steps), poi ad accelerare. Agli occhi le immagini arrivano ancora sfocate, ma il corpo si muove sincopato, quasi incontrollato.

Si siede un attimo. Il tempo di un caffè. Poi di nuovo quella sensazione, quell’incontrollabile bisogno di muoversi per la stanza. Nelle orecchie la voce arriva da lontano, anche lei sfocata. I suoni invece sono nitidi e passano direttamente sulla pelle. Il corpo è rapito (Bodysnatcher). Un’eccitazione, un calore, un godimento fisico crescente, vibrante, sempre di più, sempre di più, fino a cadere stremato.

Silenzio.

Sente una carezza sul corpo nudo (Nude), immaginata o reale poco importa, morbida, dolce e malinconica, forse di una madre lontana. Sorella. Amante.

Ricade nei sogni. Il suo sogno ricorrente: lui che nuota senza fatica, senza il problema di respirare, completamente a suo agio tra alghe fosforescenti, stelle marine (cadenti), cavallucci marini (a dondolo), sirene (spiegate) e pesci magici (Weird Fishes).

Andando verso il fondo del mare, l’acqua si fa cupa e densa, melmosa. Ma lui non ha paura e prosegue sempre più in basso, verso il buio, sorretto dalla forza del suo corpo (All I Need) e spinto da una curiosità morbosa, dall’insano desiderio di conoscenze avanzate, di incontri proibiti (Faust Arp). Sempre più giù, sempre più in profondità, fino a toccare il fondo del mare.

Ora forse inizia ad avere paura. In quell’istante un braccio amico lo afferra dall’alto, con forza lo porta fuori dall’acqua e lo sbatte di nuovo sul suo letto, nella realtà. Una sensazione confortante di regolarità, come dei libri ordinati su una mensola, come un tappeto pulito, come i conti che tornano (Reckoner).

Si alza dal letto e cammina scalzo per la casa per sentire le tavole di legno sotto i piedi, la polvere, le briciole lasciate in cucina, le fredde mattonelle del bagno. Si sente leggero, sulla sua pelle una la brezza fredda che entra dalla stessa finestra da cui poco fa entravano i raggi di sole. Lo scuote come fosse di carta (House of Cards) e quasi lo fa cadere (Jigsaw Falling Into Place).

Tante sensazioni in pochi minuti, o forse sono passate ore, immerso nel suono, in quella voce inconfondibile, che si fa di nuovo lontana fino a sciogliersi, terminare il solco del disco e lasciare il posto al rumore cadenzato della puntina che salta (Videotape).

Ora dalla finestra può entrare il capolavoro: In Rainbows.

[…NEVER STOP…]

 

Radiohead, “In Rainbows”


Dove: www.inrainbows.com

Perché: per tutti la possibilità di scaricare l’intero album scegliendo liberamente quanto pagare (anche niente). Per gli appassionati, i fanatici, i feticisti, la possibilità di farsi recapitare a casa una “Special Box” con il cd originale, un cd con 10 tracce bonus, 2 dischi in vinile e il libretto con disegni e immagini di Thom Yorke e compagni.

Nota: questo articolo compare, per gentile concessione dei suoi gestori, anche dentro una rivista online che si chiama Vinoir. Spiegare di cosa si tratta è difficile quanto riduttivo. Consiglio una visita...
postato da: djgab0 alle ore 13:47 | link | commenti (1)
categorie: musica, music, radiohead, in rainbows