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lunedì, 10 novembre 2008

Tu mettilo in un angolo



Ci vai perché passa in città (e a Modena passano una volta),
perché quella sera non hai molto di meglio da fare (la Juve in tv? per carità),
perché tutti ne parlano bene… (alcuni sicuramente “sulla fiducia”),
perché in quel locale (Mr Muzik OFF) ci sono passati e ci passeranno, tra gli altri, Marta sui Tubi, Paolo Benvegnù (peccato averli persi), Offlaga Disco Pax, Lombroso, Settlefish, Jennifer Gentle, Zen Circus...(buone referenze direi),
perché in quel locale non sei ancora mai stato e prima o poi ti tocca,
perché la settimana scorsa ha fatto da spalla ai Calexico (ottima referenza direi), perché ascoltando qualche pezzo in rete promette bene,
perché ti sei stufato di annuire con complicità quando qualcuno ti dice “tra i live migliori che ho visto ultimamente… sicuramente Moltheni!!”
Quindi chiami un amico abbastanza curioso e competente da poter apprezzare, sali in macchina (cartina della città) e ti immergi nella grigiastra, metallifera, circospetta, genuinamente brutta zona industriale (non ancora milanesamente post-industriale) di Modena nord.

Moltheni sale educatamente sul palco con due chitarre acustiche praticamente identiche (mi fa notare l’amico-accompagnatore), ma che cambierà praticamente ad ogni canzone) e si mette, altrettanto educatamente in un angolo (Tu mettimi in un angolo che la retta poi la tiro io - Corallo).
Lascia il centro del palco e la scena (almeno visiva) al ben più carismatico bassista (“io quello l’ho già visto un milione di volte… ”). Altri 3 componenti: chitarra (e pedali?), batteria, tastiere.
La voce è nitida, metallica, graffiante ma non troppo, ha un che di familiare (ora non ti mettere a cercare le somiglianze che non se ne esce più)….

Inizia con qualche pezzo del nuovo album (a giudicare dalla reazione tiepida dei due tipi seduti in prima fila che poi canteranno la maggior parte delle canzoni a memoria).
Mi piacciono. Se ne percepisce lo studio, l’accuratezza, la maturità (eccola l’affermazione da spocchioso critico… per carità… va de retro!). Torniamo all’accuratezza… la cosa che mi colpisce di più… figlia di un evidente rispetto nei confronti delle sua canzoni, di ogni nota, pausa, parola, sospiro, cambio di ritmo, passaggio. Nulla è frutto del caso… magari non necessariamente provato e riprovato in sala prove, ma certamente frutto di un pensiero e un’elaborazione profonda, profondissima.

E quando esce lui stesso gli lascia la scena. Sembra dire: “non sono io sul palco, ma neanche Giacomo che si muove come un ossesso, sono le canzoni (i pezzi), le mie creature”. Per non “disturbare, poche parole pronunciate sottovoce e controvoglia per ringraziare (un primo “ok” dopo il terzo pezzo, un secondo “ok” dopo il quinto, poi qualche “grazie molte” e “molto gentili” qua e là… niente di più).
Ma non è così importante: il concerto è bello, emozionante. Come se avesse una personalità propria, pezzo dopo pezzo si prende sempre più confidenza, con le orecchie, la testa, le mani.

Alla fine non ti chiedi più se sono bravi loro, se è bravo lui, o semplicemente sono le canzoni. Annuisci. Applaudi convinto. Ti arricchisci. Compri l’album (direttamente a Moltheni, che – a gesti ovviamente, senza dire neanche una parola – ti consiglia l’ultima sua creatura: I segreti del corallo).

“Tra i live migliori che ho visto ultimamente… sicuramente Moltheni!”.
Annuisco con complicità… ora consapevole. 
postato da: djgab0 alle ore 22:14 | link | commenti
categorie: musica, music, live, moltheni