era una trasmissione di musica chiamiamola "emergente"
[fa più figo "indie", vero?]
e ora...
è uno spazio auto-gestito di riflessioni [spesso deliranti]
facendo tesoro di quanto ho potuto imparare [e disimparare] durante quella fantastica esperienza
ROCK ON! Viva la musica... "indipendente"!

Domenica 4 settembre. E' il giorno dell'Independent Days 2005. Caldo, troppo caldo. Scelgo un abbigliamento adeguato all'evento e adatto alla temperatura: scarpe da ginnastica (comode, per facilitare il ballo e soprattutto il pogo), pantaloncini sotto le ginocchia (che fa anche un po' punk) e maglietta (rigorosamente NON originale) di uno degli artisti presenti: scelgo i Subsonica (e ti pareva).
Panini nello zaino e pronti a partire. Elena non ha dedicato altrettanta cura all’abbigliamento (“mi sento più donna io” ) e sentirà caldo… ( “vabbeh… magari si spoglia e crea un po’ di scompiglio!!!” )
Non senza difficoltà (più di altre volte) raggiungiamo la Fiera di Bologna, sede della Festa dell’Unità. Sono già le 16.30 e ci siamo persi già 3-4 gruppi, tra cui i Sikitikis, gli Editors (“peccato, ero curioso” ) e Meagnoidi (“poco male” ). “Questi festival iniziano troppo presto”… Da fuori riconosco le note di Graffiti, uno dei miei pezzi preferiti dei Maximo Park.
"Azz... sbrighiamoci ad entrare che questi mi piaccioni: ho anche comprato il cd!! Originale!"

Una volta entrati all’Arena Parco Nord, i nostri sono già in piena trans da concerto: Paul Smith, il cantante, durante gli assoli sembra quasi impazzire e voler uscire dal suo completo da dandy e la sua cravatta (ormai accessorio imprescindibile nell’ambiente british rock). Gli fa eco Lucas Wooller, che usa più che suonare sembra appoggiarsi sulla tastiera per ballare e saltare a ritmo meccanico. Rimaniamo un po’ delusi dall’esibizione.
“Non suonano granchè bene… credevo meglio, però sono fichi! Non basta, vero?”
L’acustica è abbastanza scadente (“strano”)… poco curata e, se possibile, evidenzia ulteriormente le non eccelse capacità tecniche dei musicisti sul palco. Decidiamo di sederci un po’ sull’anfiteatro naturale dell’Arena. Un’occhio all’orologio. Sono perfettamente in orario (“incredibile” ). Ci guardiamo intorno e il pubblico è abbastanza variegato, ma si distinguono tra gli altri (in quantità e "qualità") i fedeli del punk: maglietta dei NO FX, piercing dappertutto, pantalone sotto il ginocchio e, in qualche caso, anche cresta in testa! Non c'è dubbio: il punk è tornato!!!
I maximo Park chiudono con Going Missing e… sarà che la canzone è bellina, sarà che loro la suonano meglio, sarà l’acqua, sarà l’aria…proprio alla fine ci convincono di più.
Mentre sul palco i tecnici preparano la strumentazione sullo sfondo si innalza uno striscione nero con uno scheletro che beve un Martini. I fan capiscono che è il momento dei Social Distorsion e corrono sotto il palco. Noi rimaniamo seduti. Dopo un po’ di concerto (l’acustica ancora pessima) andiamo a fare un giro alla Tenda Estragon, dall’altro lato della Fiera.
Nel percorso si incrociano odori e colori decisamente attraenti: piadine, salsicce, pizze, cannoli siciliani (“i nostri panini sono già finiti prima di entrare alla Fiera!!!” ).
Arrivati alla Tenda Estragon, ci sono i Marsh Mallows sul palco, band italiana di hardcore melodico (“con qualche sfumatura di metal” - citando dal loro sito). Poco pubblico, ma molto affezionato, che si dimena, si spinge e si gaza non poco. Rimango un po’ defilato e intanto firmo la cartolina rossa indirizzata al sindaco Cofferati per salvare l’Estragon (storico locale bolognese, scenario di numerosissime esibizioni live spessso gratutite!) dalla possibile chiusura (chissà per quale motivo…)
Torniamo alla musica, ma non prima una partita a bigliardino (bizzozzero, calcetto, calcio balilla, come volete) e una piadina alla salsiccia (io) e una crescentina stracchino (“non era squacquerone” ) e rucola per Elena..
E’ il momento di Skin: grande performer, grande voce e grande grinta. Il pubblico si lascia trascinare dall’energia trasmessa sul palco. Vagando senza pace sul palco, Skin propone anche pezzi degli Skunk Anasie (sua ex band) esaltando il pubblico. La sua voce ti entra quasi sotto pelle e la sua vivacità è contagiosa. Mitica!
“Elena dov’è? Ancora in fila al bagno? Un classico… A proposito di bagni: una eccezionale nota positiva è la grande pulizia dei servizi dall’inizio alla fine del festival! (“incredibile” )
Proviamo senza successo ad accedere al back stage (“peccato… si mangia anche bene a volte” )
Il pubblico aumenta: è il momento clou del festifval: i Queens of the Stone Age! Cresce l’attesa. I suoni del soud check sono decisamente più vibranti rispetto ai gruppi precedenti (“hanno alzato i volumi” ). Uno degli accordatori gioca e scherza col pubblico. Ci siamo. Sono le 20.20 e, perfettamente in orario, salgono si presentano sul palco 5 personaggi stranamente assortiti: Josh Homme (leader e voce, Patrick Swayze in Point Break), Natasha Shneider (tastiera, Luisa Corna), Alain Joannes (basso e chitarra, Er Monnezza), Joey Castillo (batteia, Lou Ferrino) e Troy Van Leeuwen (chitarra e basso, Manuel Agnelli).
Vengono salutati dalle urla deliranti e da centinaia di mani alzate che mostrano indice e mignolo: una volta si mostravano in segno di disprezzo/sfida fuori dal finestrino della macchina (vedi Gassman ne Il Sorpasso di Dino Risi, 1962), ma ora è il simbolo del ROCK!
Sin dalle prime note (”però il volume è sempre basso” ) si capisce che si fa sul serio. "Questi suonano davvero bene.Niente a che vedere con chiunque altro sia salito prima sul palco. Mi dispiace per i Maximo Park, ma questa è classe pura!" Infilano un pezzo dopo l’altro. Joey Castillo (Lou Ferrino) pesta la batteria con una violenza inaudita (e spropositata) senza, però, mai perdere il controllo (“impressionante” ). Nulla da dire sui 3 chitarristi (Alain Joannes e Troy van Leeuwen si scambiano il basso). Meno giustificata la presenza dellla tastierista (“ma un po’ di figa ci sta sempre bene, no?” ).
La gente gradisce e si pesta senza risparmiarsi. Noi rimaniamo al confine tra l’iferno e il purgatorio, dove sei comunque nella bolgia, ma puoi ancora decidere del tuo corpo. Si alza la polvere e in poco tempo scarpe e capelli diventano bianchi. Ci entra in bocca: “ora ho capito che vuol dire magiare la polvere! Battuta”
Quando i nostri iniziano a suonare Little Sister il pubblico va in delirio e il pogo si fa più pesante, tanto da costringere il gruppo a smettere di suonare e Josh Homme ad esibire tutto il suo elegante italiano:“Stop Fighting: only Fucking. Ti rompo il… ehm… cool, ti spacco la… ehm…. foca” Evvabbeh… Riprendono a suonare. Propongono anche un pezzo tratto da una delle desert session che il leader del gruppo ama organizzare nella sua tenuta nel Joshua Tree Desert. Quando i Quuens finiscono di suonare, lasciano un buco nelle orecchie e, soprattutto ,sotto il palco, visto che gran parte del pubblico se ne va, magari verso l’altro palco, per seguire l’ultima parte del concerto dei Futurhead e, a seguire, i Bad Religion. All’Arena stanno per salire sul palco i Subsonica e si può vedere un vero e proprio ricambio di pubblico: si allontanano ragazzotti con maglie sudate e strappate e si avvicinano le ragazzine (perbene) pronte a tutto per un bacio di Samuel. E’ il sintomo di un’organizzazione scricchiolante sul lato programma: che c’entrano i Queens prima dei Subsonica?

Tutto stupendo. Rimaniamo senza parole. Fantastici!
La polvere continua ad entrarci dappertutto, ma non fa niente: this is rock!
Fanno una versione infinita di No One Knows con dentri intermezzi musicali meravigliosi: pogo-estasi-pogo….

Se lo chiedono gli stessi componenti del pur bravo gruppo torinese, che, prima di iniziare, quasi si scusano per l’effetto cacofonico dell’accoppiata e, per voce di Samuel, ammettono “Spero apprezzerete lo sforzo: non è facile dover suonare dopo la più grande rock band del mondo!”
In realtà per i Subsonica sembra sempre davvero facile suonare e coinvolgere il pubblico. Anche in questa occasione! La selezione dei pezzi è ruvida (citando dal loro Io sono il mio dj ) e tirata: Corpo a corpo, Albascura, Abitudine, Aurora, Liberi tutti, Discoteca Labirinto, ecc. La gente apprezza, balla e canta tutte le canzoni. Samuel (voce) canta e salta con la solita energia. Boosta (tastiere mobili auto-costruite), invece, si dimena meno del solito (sarà la dose di umiltà in relazione ai Queens? ). Max Casacci (chitarra), con la solita calma, sembra divertirsi e accenna anche un sorriso (incredibile ). Il basso (Bass-vicio) si sente più degli altri strumenti e, insieme alla batteria (Ninja), entra nelle orecchie e nel corpo: non si può fare a meno di muoversi.
Si alzano da dietro 5 maxi-schermi che proiettano filmati e immagini ipnotizzanti che rendono il concerto un vero e proprio spettacolo multimediale. Bello… divertente. Preso Blu (da Subsonica, l'album di esordio del gruppo) è la ballata finale e un countdown scandisce sui 5 schermi il tempo rimanente alla fine del concerto e quindi del Festival. 3... 2... 1..... Finito. MMMM… fantastici… un godimento fisico… buona notte!
La gente inizia a sfollare con grande calma. Abbiamo anche il tempo per assaggiare quei giganteschi bomboloni che ci erano rimasti negli occhi dal pomeriggio. ![]()