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venerdì, 30 ottobre 2009

Salviamo la polizia dallo stato (di polizia) - parte seconda

...era il 13 novembre 2007 (quasi due anni fa) quando su questo stesso blog mi commuovevo/incazzavo per una serie di episodi disdicevoli (le prime sentenze sui fatti di Genova, l'uccisione di Gabriele Sandri e Federico Aldrovandi) che mettevano Polizia e Carabinieri sotto una luce cupa e inquietante, facendogli perdere credibilità agli occhi di tutti noi.

Passano due anni e la situazione sembra, se possibile, peggiorata...
Poliziotti, senza benzina (quando non costretti ad usare i propri mezzi), scendono legittimamente in piazza contro i tagli del governo che, pur avendo fatto della sicurezza il punto centrale della scorsa campagna elettorale, preferisce spendere quei pochi soldini rimasti per formare rondini e rondinelli, anche se di ronde in giro se ne vedono ben poche.
Un manipolo di carabinieri che cerca di raccimolare qualche extra ricattando personaggi illustri, addirittura preparando squallide messe in scena. Altri che fanno arrivare in carcere un ragazzo (Stefano Cucchi) in fin di vita per essere - a detta loro - accidentalmente caduto dalle scale!!

E il tutto viene circondato dalla "solidarietà" di ministri e colleghi, pronti a spergiurare il falso pur di infangare il buon nome delle forze armate. Ma così, a mio giudizio, ottengono esattamente l'opposto, alimentano, di fatto, questa scia di AUTO-DELEGITTIMAZIONE in corso, condita da quella ormai arcinota del nostro mini-premier nei confronto dei magistrati.
Il tutto ci spinge a non fidarci più della loro onestà, della loro moralità, senza riuscire più a fare i doverosi distinguo tra i tanti "poliziotti buoni" che ogni giorno rischiano la vita per noi dalle poche mele marce di cui arriviamo addirittura ad aver paura.

Forse rinfrescando la memoria...

Scorta di Paolo Borsellino, morti nella strage di Via D'Amelio, il 19 luglio 1992





Emanuela Loi, 24 anni. Era nata e cresciuta a Sestu, paese a pochi chilometri da Cagliari. Amava la sua terra e il suo sogno di essere una poliziotta.

Agostino Catalano
, capo scorta, 43 anni. Sposato, aveva perso la moglie ed era rimasto solo con le sue due figlie.

Walter Eddie Cosina, 30 anni. Era nato in Australia. Morto durante il trasporto in ospedale. Lasciava la moglie Monica.

Vincenzo Li Muli, 22 anni. Il più giovane della pattuglia. Da tre anni nella Polizia di Stato, aveva ottenuto pochi mesi prima la nomina ad agente effettivo.

Claudio Traina 26 anni. Arruolato in Polizia giovanissimo, dopo essere stato a Milano e Alessandria, aveva ottenuto da poco il trasferimento nella sua città: Palermo.


Scorta di Giovanni Falcone, morti nella strage di Capaci, il 23 maggio 1992



Vito Schifani, 27 anni e lasciò la moglie Rosaria Costa, 22 anni e un figlio di appena 4 mesi.

Rocco Dicillo, 40 anni,  lasciò i genitori, tre sorelle e la fidanzata.

Antonio Montinaro, 30 anni. Lasciava la moglie Tina e due figli.


Scorta di Aldo Moro, morti nella strage di Via Fani, il 16 marzo 1978




Francesco Zizzi, 30 anni. Il 16 marzo del 1978 è il suo primo giorno al servizio della scorta di Moro. Muore a trent'anni come vice brigadiere di polizia, durante il trasporto all'ospedale Gemelli di Roma.

Giulio Rivera, 24 anni, muore all'istante, crivellato da otto pallottole.

Raffaele Iozzino,  muore come agente di polizia a solo 25 anni.

Domenico Ricci, 42 anni, autista di fiducia di Aldo Moro e non lo lascia fino alla morte. Lascia una moglie e due bambini.

Oreste Leonardi
52 anni,  era l'ombra di Moro, la sua guardia del corpo più fedele: quel 16 marzo del 1978, trovandosi nel sedile anteriore della macchina del Presidente, vicino al posto di guida, è proprio lui a compiere un tentativo estremo per proteggere Moro con il proprio corpo. Ha lasciato una moglie e due figli.
postato da: djgab0 alle ore 13:15 | link | commenti
categorie: manifestazioni, polizia
giovedì, 08 ottobre 2009

Un giorno speciale (come gli altri)

Vorrei iniziare con una dedica speciale (oggi d'altronde per qualcuno è un giorno SPECIALE)





approposito (di Special, ma anche di "Pagliacci")

Non (solo) perchè mi somiglia (o meglio io assomiglio a lui)... non (solo) perchè l'ottimo chitarrista-amico Diego Perugini suona spesso e volentieri con lui, non (solo) perchè è pure simpatico e per niente sciocco (cosa rara ai nostri giorni)...

ma credo Cesare Cremonini sia in crescita costante (anche se, lo confesso, mi piaceva anche ai tempi - appunto - di 50 Special e di Qualcosa di grande!)

"Il pagliaccio" è una canzone molto bella, ma il video ancor di più...





Il tendone del circo, il trucco, lo strucco, il pubblico che esulta, salta, esalta... un po' come ad un'improbabile quanto commovente incontro di boxe...





"Il secondo che grida all'orecchio di stare lontano dal pugno sinistro Gocciolo rosso, torbida l'acqua nel secchio. Quante cose si fanno sapendo che sono uno sbaglio, Quante cose si fanno sapendo che tutto andrà male. Chissà cosa affascina tanto, chissà cosa piace In un uomo aggrappato alle corde che non vuole cadere" ...un capolavoro. Grazie Pacifico.... e grazie Caterpillar che me l'avete fatta scoprire. W la radio (intelligente)!!!
postato da: djgab0 alle ore 13:34 | link | commenti
categorie: special, cremonini, pacifico, troja, lodo alfano
lunedì, 28 settembre 2009

Canzone del... (Settembre 2009)

E se credente ora 
che tutto sia come prima 
perché avete votato ancora 
la sicurezza, la disciplina, 
convinti di allontanare 
la paura di cambiare 
verremo ancora alle vostre porte 
e grideremo ancora più forte 
per quanto voi vi crediate assolti 
siete per sempre coinvolti, 
per quanto voi vi crediate assolti 
siete per sempre coinvolti.


Fabrizio De Andrè (Canzone del Maggio, 1973)

postato da: djgab0 alle ore 14:28 | link | commenti
categorie: polizia, onda, de andrè, clandestini
martedì, 13 gennaio 2009

Il conSiglio dal cilindro
(del cappellaio matto)



Prendi un libro di Charles Dickens dalla libreria.
Togli la polvere (è tanto che non lo leggi, e forse non l’hai mai fatto, perché è “troppo triste”).
Lo apri e chiudi gli occhi…
Passeggi sotto una dolorosa pioggia fredda tra le vie deserte della città.
E il vento. Sulle pareti i manifesti strappati di spettacoli “mirabolanti”.
È lì che incontri il cappellaio matto (il maestro Vinicio Capossela), unico essere colorato nella scenografia in grigio e nero (con effetto seppia).

Si apra il sipario di velluto rosso…

Il maestro-cappellaio matto si siede al piano, poi si alza in piedi imbracciando una chitarra, poi di nuovo seduto. Riempie con sapienza e morbidezza il piccolo palco vestito a festa, incorniciato dai suoi eleganti musicisti-acrobati e “straziato” dalle goffe movenze alcolizzate del mago-pignatta umana.

Il maestro omaggia con reverenza i suoi maestri, scalda il pubblico e l’aria, come il suo vino preferito: rosso, corposo e profumato.
Si traveste, cambia i suoi “magici” cappelli come la notte-donna cambia di umore, e trasforma la pioggia in neve… calda su di noi, qui fuori dal Corallo, nella notte di capodanno. Night(mare) after Christmas.

Ti costringe a vivere le sue canzoni, entrarci, seguirlo da un buco all’altro. Da un decennio all’altro.
Ti fa infilare una camicia a quadretti, il pettine nel taschino, appoggia la puntina sul disco, mette il grammofono sui sedili posteriori della cabriolet che scivola via.
Accende un’altra sigaretta...

Agli angoli delle strade, dietro le finestre e i cespugli, sotto i tombini, nella buca dell’orchestra, spuntano sempre i baffi del gatto-aiutante magico, che arrangia, soffia, suona, arricchisce, impreziosisce…
È quasi mattina e vi fermate al bordo della statale, sotto un platano. Lui tira fuori un sacco a pelo dal baule della macchina, utilissimo quando ti perdi nella nebbia, quando anche la terza bottiglia è finita e le parole iniziano a confondersi.

Il maestro, con il suo sorriso dolce e benevolo, bacia la civetta ed estrae un cassetto dal comò, grande come un letto, più grande, sempre più grande. Non puoi resistere: ti devi tuffare nei colori morbidi, il profumo di Marsiglia, e danzare, saltare, ma lentamente, con gli occhi semichiusi, immergendoti nell’arte dei suoi sogni.

Che musica, maestro!




Nota: mensione speciale per due suoi musicisti: Alessandro "Asso" Stefana, nella parte di uno dei musicisti-acrobati sul palco (chitarra e produzione, anche con Marco Parente, GoodMorningBoy, Paolo Benvegnù) e Enrico Gabrielli, nella parte del gatto-aiutante (fiati, tastiere e arraggiamenti vari, anche con Afterhours, Mariposa, Marco Parente, Morgan)
postato da: djgab0 alle ore 14:34 | link | commenti
categorie: musica, music, live, vinicio capossela
domenica, 21 dicembre 2008

Capocce intense

Capoccia 1

caparezzaDivertente, irriverente, gli piace (e piace al)la gente,
trasformista, umorista, convinto anti-fascista,
saltellante, roboante, decisamente stimolante,
infantile, inconfondibile, impone il suo stile,
corale, bestiale, a tratti geniale...


Pessimo tentativo di omaggiare in rima (stile rap) l'indiscutibile talento di Caparezza. Bambini (tanti bambini), adulti, giovani, tutti eccitati e divertiti dallo spettacolo. Ottimo gruppo sul palco: coesi, entusiasti, corali. Due ore di intensità pura. Habemus Capam!

Dettagli:
CapaRezza (al secolo Michele Salvemini)
nato a Molfetta il 9 ottobre 1973
live: 20 dicembre 2008 @ Fuori Orario, Taneto di Gattatico (RE)


Capoccia 2

alleviVisibilmente emozionato, come sempre apparentemente a disagio in ogni situazione tranne quando ha a che fare direttamente con la musica, la tocca, la sente, ne viene invaso, quando la sua "strega" lo prende e lo porta via.
Un'aula di Palazzo Madama, insolitamente composta, ascolta emozionata. Bacchetta in mano, sorriso deliziato, Giovanni si rivolge, con visibile ammirazione, ai musicisti: l'Orchestra Sinfonica I Virtuosi Italiani.
Due composizioni di Puccini (a 150 anni dalla nascita), poi 4 o 5 sue creature.
 Dopodichè si siede al piano e l'emozione (sua, degli spettatori in sala e di quelli a casa davanti alla TV), arriva al suo picco più alto.
Applausi scroscianti alla fine di ogni pezzo, in piedi (io sul divano come con Valentino Rossi) alla fine dello spettacolo, con 3 bis previsti e uno fuori programma.
Allevi mette tutti d'accordo... storica unanimità al Senato!

Dettagli:
Giovanni Allevi
nato ad Ascoli Piceno il 9 aprile 1969
live: 21 dicembre 2008 @ Aula del Senato di Palazzo Madama, Roma


Due capocce intense, impegnate, piene di cose da dire e fare...
Due buone speranze per il 2009...
Auguri a tutti!
postato da: djgab0 alle ore 13:42 | link | commenti
categorie: musica, music, live, caparezza, giovanni allevi
lunedì, 10 novembre 2008

Tu mettilo in un angolo



Ci vai perché passa in città (e a Modena passano una volta),
perché quella sera non hai molto di meglio da fare (la Juve in tv? per carità),
perché tutti ne parlano bene… (alcuni sicuramente “sulla fiducia”),
perché in quel locale (Mr Muzik OFF) ci sono passati e ci passeranno, tra gli altri, Marta sui Tubi, Paolo Benvegnù (peccato averli persi), Offlaga Disco Pax, Lombroso, Settlefish, Jennifer Gentle, Zen Circus...(buone referenze direi),
perché in quel locale non sei ancora mai stato e prima o poi ti tocca,
perché la settimana scorsa ha fatto da spalla ai Calexico (ottima referenza direi), perché ascoltando qualche pezzo in rete promette bene,
perché ti sei stufato di annuire con complicità quando qualcuno ti dice “tra i live migliori che ho visto ultimamente… sicuramente Moltheni!!”
Quindi chiami un amico abbastanza curioso e competente da poter apprezzare, sali in macchina (cartina della città) e ti immergi nella grigiastra, metallifera, circospetta, genuinamente brutta zona industriale (non ancora milanesamente post-industriale) di Modena nord.

Moltheni sale educatamente sul palco con due chitarre acustiche praticamente identiche (mi fa notare l’amico-accompagnatore), ma che cambierà praticamente ad ogni canzone) e si mette, altrettanto educatamente in un angolo (Tu mettimi in un angolo che la retta poi la tiro io - Corallo).
Lascia il centro del palco e la scena (almeno visiva) al ben più carismatico bassista (“io quello l’ho già visto un milione di volte… ”). Altri 3 componenti: chitarra (e pedali?), batteria, tastiere.
La voce è nitida, metallica, graffiante ma non troppo, ha un che di familiare (ora non ti mettere a cercare le somiglianze che non se ne esce più)….

Inizia con qualche pezzo del nuovo album (a giudicare dalla reazione tiepida dei due tipi seduti in prima fila che poi canteranno la maggior parte delle canzoni a memoria).
Mi piacciono. Se ne percepisce lo studio, l’accuratezza, la maturità (eccola l’affermazione da spocchioso critico… per carità… va de retro!). Torniamo all’accuratezza… la cosa che mi colpisce di più… figlia di un evidente rispetto nei confronti delle sua canzoni, di ogni nota, pausa, parola, sospiro, cambio di ritmo, passaggio. Nulla è frutto del caso… magari non necessariamente provato e riprovato in sala prove, ma certamente frutto di un pensiero e un’elaborazione profonda, profondissima.

E quando esce lui stesso gli lascia la scena. Sembra dire: “non sono io sul palco, ma neanche Giacomo che si muove come un ossesso, sono le canzoni (i pezzi), le mie creature”. Per non “disturbare, poche parole pronunciate sottovoce e controvoglia per ringraziare (un primo “ok” dopo il terzo pezzo, un secondo “ok” dopo il quinto, poi qualche “grazie molte” e “molto gentili” qua e là… niente di più).
Ma non è così importante: il concerto è bello, emozionante. Come se avesse una personalità propria, pezzo dopo pezzo si prende sempre più confidenza, con le orecchie, la testa, le mani.

Alla fine non ti chiedi più se sono bravi loro, se è bravo lui, o semplicemente sono le canzoni. Annuisci. Applaudi convinto. Ti arricchisci. Compri l’album (direttamente a Moltheni, che – a gesti ovviamente, senza dire neanche una parola – ti consiglia l’ultima sua creatura: I segreti del corallo).

“Tra i live migliori che ho visto ultimamente… sicuramente Moltheni!”.
Annuisco con complicità… ora consapevole. 
postato da: djgab0 alle ore 22:14 | link | commenti
categorie: musica, music, live, moltheni
martedì, 28 ottobre 2008

Tossiga



Testualmente riporto un'intervista rilasciata dall'EX PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA Francesco Cossiga al Giorno (del 23 ottobre, due giorni prima della bella quanto moscia e inconcludente manifestazione a Roma del PD)
Il silenzio di TUTTI (tranne qualche rara eccezione) rispetto a questa faccenda può avere due chiavi di lettura:
1. tutti sorvolano perchè lo considerano un "vecchio rimbambito"
2. tutti tacciono perchè acconsentono...

Cossiga: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…”

Giornalista: “Gli universitari, invece?”

Cossiga: Lasciarli fare. Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città“.

Giornalista: “Dopo di che?”

Cossiga: “Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri”.

Giornalista:Nel senso che…”

Cossiga: “Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano“.

Giornalista: “Anche i docenti?”

Cossiga: “Soprattutto i docenti”.

Giornalista: “Presidente, il suo è un paradosso, no?”

Cossiga: “Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!”

Giornalista: “E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? In Italia torna il fascismo, direbbero”.

Cossiga: “Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l’incendio”.

Giornalista: “Quale incendio?”

Cossiga: “Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese”
postato da: djgab0 alle ore 11:21 | link | commenti (1)
categorie: scuola, manifestazioni, cossiga
lunedì, 21 luglio 2008

Presidente Fini, non resti muto...
lettera al Presidente della Camera dei Deputati
di
Piero Sansonetti - direttore di Liberazione
 
 

Gentile Presidente Gianfranco Fini,
Lei sa che pochi giorni fa un tribunale della Repubblica ha accertato che nel luglio del 2001, in una caserma vicino a Genova (Bolzaneto), un gran numero di agenti di polizia ha seviziato, picchiato, insultato, umiliato centinaia di ragazze e di ragazzi, ha esercitato feroci soprusi su di loro, ha commesso atti di vera e propria tortura, coprendo di vergogna il corpo della polizia e anche il nostro paese. La vicenda di Bolzaneto, e poi la sentenza (molto dolce nelle pene, molto chiara nell'accertamento dei fatti) sono state al centro dell'interesse dei giornali e delle Tv di tutto il mondo. Il mondo è stato messo di fronte al fatto che in quei giorni, a Bolzaneto, lo Stato italiano si è comportato come una dittatura sudamericana degli anni '70.
Lei sa anche, Presidente, che ieri un pubblico ministero ha chiesto condanne pesanti per una trentina di agenti e ufficiali e dirigenti della polizia, che in quegli stessi giorni, e sempre a Genova, misero sotto assedio una scuola, la Diaz, penetrarono al suo interno, pestarono a sangue centinaia di ragazzi inermi e completamente innocenti, ne ferirono in modo gravissime molte decine, sfiorarono l'omicidio. Lei sa che il pubblico ministero ha definito l'assalto alla scuola Diaz un atto più grave, e più lesivo della legalità, persino del lancio di molotov e degli attacchi violenti dei Black Block, che in quegli stessi giorni, non contrastati dalla polizia né dai carabinieri, devastarono alcune vie del centro di Genova.
Lei sa che il pubblico ministero ha accusato la polizia di avere tradito lo Stato, fabbricando prove false a carico dei ragazzi pestati e feriti, e sa che per questo, il giudice, ha chiesto tra l'altro la condanna e l'imprigionamento dell'attuale capo dell'antiterrorismo e di un alto dirigente dei nostri servizi segreti.
Non credo, Presidente, che neppure lei, ormai, abbia molti dubbi su cosa successe a Genova nel luglio del 2001, nei giorni del G8. Non sono più alcuni giornali di sinistra a dirlo (ma in quella occasione i fatti furono raccontati e denunciati da quasi tutti i grandi giornali italiani, in modo semplice e documentato): ora sono i tribunali a ricostruire l'andamento dei fatti. E a scrivere a chiare lettere che la responsabilità per l'inferno di Genova 2001 fu essenzialmente delle forze dell'ordine, e che poi per molte decine di ore in Italia furono sospesi - ad opera di polizia e carabinieri - la legalità, la democrazia e lo Stato di diritto.
Lei sa, Presidente, che una cosa così forte, così grave, sconvolgente, non era mai successa nell'Europa democratica, dai tempi della guerra e della caduta del fascismo. E' quasi impossibile trovare un precedente. Per due o tre giorni avvennero una serie concatenata di fatti - dunque non un singolo episodio di perdita di controllo - in gran parte coordinati, e poi coperti, dai massimi responsabili dell'ordine pubblico.
Lei, signor Presidente, in quei giorni era a Genova. Sappiamo che passò diverse ore nel Forte San Giuliano. Dicono anche che in una di quelle giornate andò a salutarealla Fiera i reparti della polizia impegnati nell'azione in piazza e che fu accolto molto bene, applaudito. Non mi viene neanche in mente di pensare che lei sapesse cosa stava succedendo, come stava maturando questo fenomeno eversivo e illegale che ha gettato molto discredito sulla nostra polizia. E come in questa degnerazione fossero coinvolti alti dirigenti della polizia. Ma proprio per questo, onorevole Fini, mi stupisco per il suo silenzio. L'hanno coinvolta, oggettivamente e a sua insaputa, in una orrenda pagina della storia della polizia e dello Stato e dell'arma dei carabinieri. Le hanno dimostrato che la politica non è in grado di controllare alcuni apparati. Quelli che sono gli apparati più vicini alle persone, quelli in grado di influire sulla vita di tutti noi, di ridurre la nostra libertà, i nostri diritti. Perché non si ribella? Perché non chiede conto? Lei oggi è Presidente della Camera, e dunque rappresenta il popolo italiano, non solo una sua parte. In passato, tante volte, ha espresso solidarietà alla polizia. Ora però si rende conto di come sono andate le cose. Non crede di dover esprimere solidarietà ai ragazzi, agli aggrediti? Non crede che sarebbe giusto alzare la voce, protestare per quelle ignominie, pretendere almeno che siano rimossi i dirigenti accusati di reati così gravi, chiedere soddisfazione - anche personale - per le bugie che le sono state raccontate?
Sono sicuro che ci penserà. E spero davvero che prenderà una iniziativa. La "macelleria" Genovese è un episodio terribile della storia recente d'Italia, che tra l'altro è costata la vita a un ragazzo di vent'anni. La politica non può chiamarsi fuori, non deve restare tremante di fronte ai poteri che non riesce a controllare, non deve accettare la subordinazione. Altrimenti muore la democrazia.

18/07/2008
 
*direttore di Liberazione
http://www.liberazione.it/
postato da: djgab0 alle ore 08:37 | link | commenti
categorie: genova, polizia, g8
lunedì, 23 giugno 2008


Salviamo Facoltà di frequenza!!!

Non Facciamo Morire FdF

postato da: djgab0 alle ore 09:42 | link | commenti
categorie: radio, facoltà di frequenza
giovedì, 19 giugno 2008

Eccitato... eccitatissimo dall'ancora fresca esperienza "radiohead live @ Arena - MI"... sulla quale mi limito a ribadire che sono senza ombra di dubbio la miglior band rock del mondo.
Eccitatissimo da questa cosa... dicevo... ho di fronte un bivio: smettere di andare a vedere concerti dal vivo perchè tanto come loro nessuno mai... oppure approfittare della scarica di adrenalina e proseguire...

Per il momento propendo per la seconda strada e quindi mi mettoa  disquisire su quale evento mi sembra interessante questa estate e quale meno...

Una sorta di promemoria (con annotazioni) così almeno non mi dimentico cosa e quando andare:

Innanzitutto Bjork il 28 luglio all'Arena di Verona. Non l'ho mai vista dal vivo, ma mi aspetto grandi cose da lei e dalla location.

Ma sono particolarmente attratto anche da un paio di festival:

Ferrara sotto le stelle dal 21 giugno al 24 luglio
(dentro il castello!!). Asterisco su Franz Ferdinand, Notwist  - gratissseeeeeeeeee  - e Cat Power, ma tutto bello)

Spaziale Festival a Torino. Very indie-young festival, molto alternativo, a tratti troppo soprattutto nella scelta di non fare concerti di ven e sab…

poi... visto che siamo sull'alternativo... inrigante questo Regna Rock Nordic Festival dal 24 al 28 giugno al Magnolia (Milano). Di tutti i gruppi in cartellone conosco solo i Who Made Who e ciò mi basta per ben sperare...

poi... vado random... Offlaga Disco Pax (sempre al Magnolia) il 25 giugno, i Marta sui Tubi il 3 luglio alla Cascina Monluè,
più giù... tornando in centro Italia ...c'è il Play Arezzo Art Festival (soprattutto Ben Harper il 25 luglio, Consoli+Gazzè+Bregovich + spettacolo di Emma Dante il 27 luglio)

E poi il classico Traffic (dal 7 al 12 luglio sia a Milano che a Torino). Il programma non è niente di eccezionale quest’anno, ma magari un salto a vedere
i Justice il 7 luglio all'Arena Civica di Milano (bisogna registrarsi sul blog di Alfa Mito per entrare!!!) ma anche gli Afterhours sabato 12 luglio a Torino